Lezione del 15/4/02


La nuova Piazza Dante di Napoli

Professor Di Fiasco      E’ stata inaugurata il 27 Marzo scorso la nuova piazza Dante a Napoli con la relativa fermata della nuova linea metropolitana. L’opera dell’architetto Gae Aulenti (che è una donna, mi piace segnalarlo ai profani) si propone di restituire a Napoli il suo “salotto buono” e di riportare vitalità ad un quartiere che negli anni l’aveva smarrita. Ci sono voluti cinque anni di scavi, di cui due impiegati nel recupero di reperti archeologici, per ridare un nuovo affaccio all’emiciclo del convitto nazionale disegnato a metà del XVIII secolo da Vanvitelli. Dalla piazza oggi si accede alla omonima stazione-museo della metropolitana. Opera che si unisce alle altre stazioni inaugurate nei mesi scorsi (Museo Nazionale della stessa Aulenti e Salvator Rosa del designer-architetto Alessandro Mendini) e che presenta la suggestione di tutte le realizzazioni rivoluzionarie e sperimentali, ancor di più se sono realizzate a Napoli, città da sempre piuttosto estranea a quel processo di innovazione che l’architettura moderna porta con sé e che, ad esempio, ha trasformato città (anche europee) come Parigi o meglio ancora Berlino. All’interno della stazione di piazza Dante fanno mostra di sé opere di artisti contemporanei come la scritta al neon del newyorkese Kosuth, tratta dal “Convivio” di Dante, ma pure la provocatoria parata di indumenti smessi incastrati sotto un filare di binari dal visionario greco Kounellis e i dipinti su specchio di Pistoletto che sormontano le scale di accesso ai binari. 

Articolo Professor Di Fiasco     Esperimento riuscito ? Probabilmente si. Specie per quanto riguarda la stazione metropolitana che da decenni rappresenta ovunque un’occasione, spesso mancata in Italia, di fare architettura e arte in genere. Sono, ormai, proprio i luoghi di scambio e transito, i crocevia dei mezzi di comunicazione le opportunità più interessanti e più visibili per esprimere la mentalità e la concretezza di un espressione artistica che in un paese così storicizzato come l’Italia, fatica a trovare spazi. L’architettura moderna, la nuova architettura, ha bisogno di metropolitane, di stazioni ferroviarie, di ponti ed aeroporti per mostrare la sua faccia migliore e Napoli sembra non aver sprecato questa occasione di tentare di recuperare il terreno perso. Più contrastante il giudizio sulla sistemazione della piazza. C’è da chiedersi cosa vogliamo che sia quello spazio: luogo familiare per i cittadini o foto ricordo per i turisti ?. I napoletani non hanno riconosciuto più la loro piazza, avrebbero desiderato l’ombra degli alberi e le panchine per gli anziani ed invece hanno trovato una pavimentazione uniforme su una grande area scoperta. Niente più auto in sosta vietata né bancarelle, un’idea di bella architettura lontana dalle consuetudini domestiche degli abitanti. Domestiche perché una piazza spesso diventa una stanza comune, come l’agorà greca, proprietà esclusiva degli abitanti del loco. Ma oggi l’architettura è spesso negazione della località e sempre più di frequente si piega ai bisogni del consumo di massa, al mordi e fuggi dello straniero affacciato dal finestrino del bus. Faremo di tutti questi spazi tante “Tienamen” in miniatura ? O giustificheremo queste trasformazioni con intenzioni ragionate ? La Aulenti si piegherà alla proteste dei “verdi” e delle varie associazioni pro-famiglia, piantando alberi e seminando panchine ogni tot metri o terrà duro (come sarebbe a questo punto auspicabile affinché non si cada nelle soluzioni di compromesso) sulla sua idea di spazio illibato e deserto ?. 



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